Il protagonismo civile delle Acli e la nuova primavera ecclesiale

1975 - 1984

(videoscheda in produzione)

Nel corso del congresso di Firenze (10-13 aprile 1975)  si creano le condizioni per una ricomposizione e una gestione unitaria del movimento e la riconferma di Carboni sulla triplice proposta della mozione maggioritaria, della gestione unitaria e dello smantellamento degli apparati di corrente. A conclusione del Congresso, Carboni pronuncia, nell’entusiasmo generale, una frase rimasta celebre: «Sono entrato in questa sala come presidente di parte: oggi so di poter dire che le Acli hanno dimostrato di volere un presidente di tutti».

La nascita delle Acli estere e un nuovo impegno per il pluralismo

Con il Congresso di Firenze, le Acli segnano anche il loro passaggio da una presenza europea fatta prevalentemente di assistenza all’emigrazione, alla nascita delle Acli estere, riconoscendo come regioni acliste il Benelux, la Francia, la Germania, la Svizzera, il Canada e l’Inghilterra. Questo processo trova un momento importante di sintesi nell’istituzione dell’Ufficio di Coordinamento Europeo.

Smussate le distanze politiche, tuttavia non si risolve la crisi organizzativa, che si evidenzia con l’arresto della crescita delle adesioni e con un dibattito interno segnato da punte di grande asprezza.

Le elezioni del 15 giugno 1975, con il crollo delle Dc e la grande avanzata del Pci – votato anche da moltissimi cattolici – spingono le Acli a un impegno per la valorizzazione del pluralismo delle scelte politiche in ambito cattolico.

La candidatura di Carboni a senatore nelle liste della DC gli impone l’abbandono della presidenza, che avviene il 30 maggio del 1976. Per comprendere quali Acli, Marino Carboni lascia al successore possiamo risalire al suo intervento conclusivo al XIII Congresso nazionale di Firenze (10-13 aprile 1975). Marino Carboni afferma:  «Una volta acquisita una certezza non ipotetica sul carattere sociale della nostra organizzazione, il che permette – al termine di un ciclo storico – di far corrispondere l’immagine che le Acli hanno di se stesse con quella che la Chiesa prende in considerazione, si tratta di tirarne alcune conseguenze: se da un lato ne risulta liberata la nostra responsabilità di laici nelle soluzioni opinabili dei problemi sociali e politici, dall’altro ne risulta ancor più nettamente e limpidamente esigita una coerenza di fondo con il complesso dei principi e degli orientamenti che derivano dal messaggio evangelico e dal magistero della Chiesa. Il che comporta la continua alimentazione di coscienze cristiane adulte con l’intensificazione della formazione, ma anche di una limpida coerenza dei comportamenti (…). Sentiamo rivolto anche a noi l’invito allo “spirito di servizio” rivolto ai  cristiani impegnati nella vita socio-politica. A nostro modo, cioè secondo la nostra particolare vocazione e caratteristica educativa e sociale, non possiamo sottrarci a questo impegno, a questo richiamo ai valori profondi della nostra ispirazione».

Le Acli inutili “se non fanno problema”

L’eredità lasciata al nuovo presidente designato dal Consiglio nazionale, Domenico Rosati, vice-presidente e da tempo esponente di primo piano dell’associazione, quindi, non è semplice. Non a caso egli si presenta come presidente non di un movimento ma di “un problema”. La sua è ancora oggi la più lunga presidenza nazionale nella storia delle Acli .

Nella sua relazione di presentazione, Rosati sostiene la volontà di ricominciare a fare le Acli con la coscienza di rincamminarsi, passo dopo passo, nella direzione giusta – le idee-forza – e con gli strumenti possibili – i progetti. Queste le cinque idee-forza: il controllo democratico dei processi economici e di riforma; la funzione critica verso i processi di appiattimento culturale in atto; l’unità sindacale; il contributo alla ricerca nella Chiesa italiana; l’apporto ai processi positivi di riaggregazione e partecipazione di base.

Detto anche del percorso per superare la frattura interna con Gioventù aclista, ovviamente è all’ordine del giorno della nuova presidenza la riacquisizione di credibilità e di immagine ecclesiale. In questa prospettiva va data particolare importanza alla partecipazione di Rosati al Convegno ecclesiale nazionale, Evangelizzazione e promozione umana, del 1976, per la cui preparazione il presidente contribuì alla redazione del documento base. E all’arrivo di un nuovo sacerdote, “inviato” dalla Cei.

Padre Pio Parisi e la “parola ai piccoli”

Mentre, dunque, da parte della Chiesa si fanno più insistenti le istanze di chiarimento sulla obbedienza delle Acli al magistero, il 14 dicembre 1976 viene inviato dall’Ufficio Cei per i problemi sociali e del lavoro padre Pio Parisi: sarà l’inizio di un nuovo cammino di fede all’interno delle Acli che si svilupperà come passaggio progressivo dalla “ispirazione cristiana” alla “vita cristiana”.

Questo passaggio è accompagnato dal sorgere e dal diffondersi di un’intuizione: “La Parola ai piccoli”, che viene proposta come esperienza e come metodo. Con una pluralità di sussidi la scelta evangelica “dei piccoli” viene diffusa come proposta di spiritualità nel movimento e l’approdo ultimo di questa linea è la scelta della “minorità” e la valorizzazione simbolica di una “cattedra dei piccoli e dei poveri”.

Molto importante è per 25 anni la presenza nelle Acli di questo gesuita romano, arguto e ironico, schivo e profondo, che porta una spiritualità essenziale, evangelica, nuda, con al centro Gesù e la Sua Parola.

Il “contenitore” salvato e il movimento della società civile

La fase iniziale della Presidenza Rosati è caratterizzata da una paziente attività di riorganizzazione delle realtà di base e dei servizi. “Salvare il contenitore” è l’espressione che Rosati adopererà per sintetizzare questa delicata operazione.

Elementi importanti di questo nuovo corso saranno l’elaborazione di “una nuova cultura dello sviluppo” (Incontro di studio di Riccione, gennaio 1978) e l’individuazione di quei “progetti” annunciati da Rosati alla sua elezione –  occupazione, territorio, scuola, agricoltura – la cui attuazione è pensata per rivitalizzare le strutture di base del movimento, in primo luogo i circoli, e coinvolgere i servizi sociali.

Non si capirebbe il disegno delle Acli come movimento della società civile senza considerare le nuove idee che maturano a appunto a Riccione. Con la relazione di apertura di Ruggero Orfei – le Acli si impegnarono a lavorare per la crescita politica della società civile nella prospettiva dello “Stato-espressione” e, quindi, per un diverso rapporto società-Stato, in cui lo Stato è non il detentore di un potere che esercita sui sudditi, ma appunto “l’espressione”, e in qualche modo la rappresentazione, la figura, delle energie vitali che articolano la società.

Aldo Moro, il terrorismo e la democrazia incompiuta

Il congresso di Bologna (15-19 giugno 1978) registra e fa proprio questo impegno nella prospettiva della creazione dello “Stato-espressione” capace di accogliere ed esprimere le energie sociali vitali. È il congresso della fine delle correnti e del recupero definitivo dell’unità interna. È il congresso del ripristino dei buoni rapporti con la Dc, che sembra avviata al rinnovamento, al cui segretario Benigno Zaccagnini viene riservata calorosa accoglienza.

È anche un congresso che si svolge sotto l’enorme impressione suscitata dal sequestro e uccisione di Aldo Moro. Rosati denuncia «tre bersagli delle Brigate rosse, nemici senza volto, dei quali non si conoscono i mandanti ma di cui si intuisce con sufficiente chiarezza il disegno di distruzione. Il primo bersaglio diretto e immediato è la Dc (…). Il secondo bersaglio è il Pci (…). Il terzo bersaglio sono le forze sociali e la società civile, nel senso che, bloccando il Paese sul dato dell’emergenza, il terrorismo cerca di annullare e disarticolare il tessuto vivo che completa la dimensione istituzionale e la dinamizza. L’attacco, in sintesi, è rivolto all’intero processo storico della democrazia italiana (…)».

Le Acli per la rigenerazione della politica

Gli anni successivi, contrassegnati dalla fine della politica di unità nazionale e dall’accordo della Dc con il Psi di Bettino Craxi, vedono le Acli impegnate nell’affermazione di una propria forte identità, autonoma da logiche di partito, come polo di riferimento e di orientamento morale, culturale e sociale.

Gli incontri di studio individuano i mutamenti in atto nella società e nella chiesa italiana. Oltre al dominio dei partiti emerge la “centralità della società civile” come elemento essenziale di “rigenerazione” della politica.

Forte di questa esperienza, il Congresso di Bari (7-10 dicembre 1981) – cui giunge anche un messaggio del pontefice Giovanni Paolo II – si appunta sulla costruzione di “un movimento della società civile per la riforma della politica”, che si muova lungo le direttrici della pace, della pianificazione globale (ridisegnare un quadro coordinato e finalizzato di interventi volti a rendere più equilibrato e meno precario il futuro soprattutto in relazione al fenomeno grave della disoccupazione); e della diffusione dei poteri (l’esperienza delle campagne per la casa, per la salute ecc.). Tre impegni puntualmente sviluppati nel triennio successivo, mentre si elabora l’idea della “convenzione” di soggetti sociali come articolazione del “movimento della società civile”.

Nuovi organismi e servizi: nascono il Coordinamento donne e Ipsia

Il XV Congresso nazionale di Bari 1981 chiede di dare una maggiore visibilità organizzativa e rappresentanza delle donne nelle Acli. In questa prospettiva, dopo aver modificato l’art. 33 dello Statuto, riguardo la Commissione nazionale donne Acli, il 6 marzo 1982 viene costituita la Commissione nazionale Coordinamento donne, di cui divenne presidente Maria Fortunato.

È in questo modo che le Acli potranno contribuire con maggior efficacia al processo di emancipazione femminile nella vita culturale, sociale ed ecclesiale, impegnandosi ad approfondire temi come quelli della pace, della violenza sessuale, della lotta alla mafia e alla camorra, ecc.

Questa presidenza però è ricca di iniziative sociali, culturali e politiche, e promuove la nascita di nuovi organismi e servizi all’interno delle Acli: oltre al Coordinamento donne, in quegli stessi anni, dopo la nascita dell’Entour(1980), Unapol (1981), Unasp (1982) e Cnala (1983), il 13 novembre 1985, viene costituito l’Ipsia (Istituto pace sviluppo innovazione Acli).

Esso proviene dall’esperienza del Cepas, il Centro per la pace e lo sviluppo (fondato nel 1980) con l’intento di trasferire in un ambito diverso alcune delle esperienze e delle risorse maturate ed accumulate dalle Acli nel mondo del lavoro italiano ed europeo.  L’Ipsia si muove lungo un percorso che lega associazionismo, formazione professionale e cooperazione internazionale ed è espressione della solidarietà popolare e della presenza dei lavoratori cristiani delle Acli nella costruzione di una cultura della pace, basata sulla corresponsabilità dei popoli e la promozione della giustizia tra gli uomini e le nazioni.

I Giovani delle Acli (e le Acli) incontrano Giovanni Paolo II

Intanto, dopo la difficile stagione della crisi con la gerarchia in seguito alla “ipotesi socialista”, sono i giovani degli anni ’80la generazione che non era stata protagonista del ’68, ad anticipare – almeno pubblicamente – la riapertura del dialogo ecclesiale e il cammino di riconciliazione con la Chiesa.

Il 1° settembre 1982, viene consentito ai giovani aclisti di partecipare, alle sette del mattino, alla Messa celebrata dal Pontefice nella sua cappella privata di Castel Gandolfo e, in quella stessa occasione, è concordata l’Udienza successiva. Questa ha luogo presso la Sala Clementina in Vaticano, il 4 gennaio 1983, nell’ambito del XVI Congresso nazionale di Gioventù aclista sul tema “La pace è il destino dell’uomoVi partecipano circa 400 giovani aclisti guidati dal segretario nazionale uscente, Claudio Gentili, dal direttore dell’Ufficio per la pastorale del lavoro della Cei, mons. Fernando Charrier, e dal presidente delle Acli, Domenico Rosati, accompagnato dall’intero Comitato esecutivo nazionale.

L’avvenimento è il primo segnale che i rapporti tra le Acli e la Chiesa si erano ormai sbloccati, come è sottolineato dallo stesso Giovanni Paolo II, quando, dopo aver pronunciato il suo discorso e accingendosi ad intrattenersi con i dirigenti, dichiara: «Sono molto contento che la prima udienza di questo nuovo anno in Vaticano sia per le Acli». 

Nel discorso di quel giorno Giovanni Paolo II manifesta una profonda gratitudine alle Acli per l’impegno cristiano dei loro giovani: «Conosco il vostro slogan aclista “Da cristiani nel mondo operaio”. Siate fedeli all’esigente impegno che esso richiede. Dobbiamo finalmente ritenere superata l’infelice contrapposizione, che alcune ideologie del secolo scorso hanno voluto stabilire tra l’identità operaia e l’identità ecclesiale, tra il lavoro e la fede. Questa infausta contrapposizione ha spesso prodotto un’ulteriore umiliazione dell’uomo, tentando di spegnere in lui una luce che in realtà è insopprimibile. […]»E offre una risonanza sul tema del Congresso, molto forte in tutta l’azione sociale delle Acli in quegli anni: «[…] Il tema del vostro congresso suona: “La Pace è il destino dell’uomo”. Quale densità di concetti è racchiusa in questo motto!(…). È forse utopia tutto ciò? Vana speranza? Illusione? No! Il cristiano sa che, al contrario, questo è il destino dell’uomo! Egli sa che, se pur non si tratta di un traguardo imminente, esso è sicuro e merita ogni più generosa dedizione per avvicinarvisi sempre maggiormente. (…) Ma è un destino questo a cui l’uomo deve contribuire, proprio perché lo riguarda. E non si prepara certo un destino di pace ricorrendo ai conflitti, alle violenze, alle sopraffazioni, sia nella vita internazionale, sia nei rapporti fra i gruppi e le forze sociali».

Marcia per la pace Palermo-Ginevra

Infatti, la prima metà degli anni ’80 vede le Acli fortemente impegnate sui temi della pace. Sono gli anni della corsa agli armamenti e dell’istallazione degli euromissili. Una grande iniziativa si svolge a Comiso il 4 aprile 1982, dove gli aclisti siciliani si impegnano con una raccolta di firme contro i missili Cruise.

Ma l’iniziativa che forse più di ogni altra segna la presenza delle Acli sulla linea-guida della pace è la marcia Palermo-Ginevra, ideata e promossa dalle Acli, che si tiene dal 21 al 28 maggio 1983, contrassegnata dallo slogan “In dialogo per la pace”. La marcia mobilita migliaia di pacifisti in Italia e in altri Paesi europei, in collaborazione con numerose delegazioni di varia provenienza culturale e politica. Rimane ancora oggi una delle manifestazioni più forti del pacifismo italiano.

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Giu
1975-1984