Le Acli tra il crollo del Muro e la crisi della politica italiana

1985 - 1994

(videoscheda in produzione)

Dopo che a Rimini nel 1983 viene lanciata l’idea di una Convenzione dell’associazionismo, che trova molti interlocutori e che sarà il terreno di coltura del futuro Forum del terzo settore, arriva il Congresso di Roma (24-27 gennaio 1985), che vede un’ampia partecipazione di interlocutori politici, sindacali, sociali e culturali.

È la testimonianza di un credito esterno ritrovato, ma anche la presa di coscienza – sinteticamente espressa nelle tre indicazioni congressuali “pace, lavoro, democrazia” – di essere decisamente “controcorrente” di fronte alla vittoria delle logiche partitocratiche e degli egoismi sociali.

Bianchi, un presidente “popolare”

L’elezione di Domenico Rosati (dimessosi il 12 maggio 1987) nelle liste della Dc porta alla presidenza del movimento Giovanni Bianchi (31 maggio 1987), chiamato a far parte della Presidenza nazionale delle Acli dopo il congresso di Roma (1985), con la carica di vicepresidente nazionale, dopo aver ricoperto im­portanti incarichi nelle Acli a livello regionale, nella sua Lombardia.

Negli anni della presidenza Bianchi, mentre a livello internazionale si verifica il crollo dei regimi comunisti, la situazione sociale e politica del Paese entra in una accelerata fase di transizione. Si assiste alla crisi di un sistema politico che ha governato per cinquanta anni il paese e alla crisi dello stato sociale che era una delle conquiste più importanti delle lotte dei lavoratori.

La fine del primato della politica come primato della forma-partito e l’emergere di nuove soggettività e nuove forme di rappresentanza impongono la sperimentazione di percorsi originali anche all’interno delle Acli.

Nel corso della sua presidenza si approfondisce la lezione del popolarismo sturziano – poi divenuto riferimento comune dei cattolici democratici – come cultura politica che ha intravisto l’importanza delle autonomie e del pluralismo sociale, e si guarda con estrema attenzione all’associazionismo di cui si valorizza la funzione essenziale tra il ruolo dello Stato e i “limiti” dei mercato.

Nuova cittadinanza sociale e reti di solidarietà

Al congresso di Milano (30/1-2/2 1988) – dove viene confermato presidente – Bianchi sottolinea “la fase costituente della società e della politica” attraversata dal nostro Paese, l’emergere di “una nuova cittadinanza sociale”, la necessità di “nuove regole del gioco” per il ricambio dei gruppi dirigenti e per la realizzazione di un’autentica democrazia dell’alternanza.

In questa fase di passaggio, le Acli intuiscono di poter cominciare a scrivere una storia diversa, basata su una responsabilità etica del civile che vuole più Stato ma meno assistenza, e maggiore autonomia che non sia disgiunta da un orizzonte di etica collettiva. Lo scettro deve tornare nelle mani del cittadino, vero arbitro della vita democratica.

In questa linea, la costruzione di reti di solidarietà sul territorio è il progetto-obiettivo più qualificante che si vuole raggiungere attraverso la Conferenza nazionale di Ischia (6-10 dicembre 1989). E perché questo sia possibile è necessario che la rete di solidarietà aclista sul territorio si strutturi come luogo di incontro aperto a tutti.

Le Acli non si pensano più come un sistema piramidale (vertice-base) ma come un sistema a rete dove non c’è più un centro che comanda e una periferia che esegue, ma tutti convergono verso una progettualità sociale condivisa. Tuttavia, prima che tale “cultura della rete” sia tradotta in modello organizzativo, passerà un lungo periodo di tempo.

L’impegno su tre versanti: politica, società civile e dimensione ecclesiale

Le Acli, nel linguaggio di Bianchi, si configurano come “lobby democratica e popolare” e la loro iniziativa si sviluppa su tre versanti: un forte impulso per la riforma del sistema politico, l’impegno per la crescita dell’autonomia della società civile, l’approfondimento della dimensione ecclesiale.

Sul versante politico le Acli organizzano una serie di forum per rilanciare il ruolo del cattolicesimo sociale e democratico, per favorire il profondo rinnovamento della Dc, per promuovere le riforme istituzionali. A questo proposito sono tra i principali protagonisti della spinta referendaria per la riforma del sistema elettorale.

II secondo impegno vede le Acli protagoniste di “un polo riformatore della società civile”. Si avvia l’esperienza dei “cartelli” per raccogliere i soggetti dell’associazionismo intorno a grandi battaglie democratiche; come, entrambi nel 1988, “Contro i mercanti di morte” che si oppone al commercio delle armi, ed “Educare, non punire” sui temi della tossicodipendenza, nato contro la legge Jervolino-Vassalli. Si convocano importanti convenzioni nazionali dell’associazionismo e si elabora una proposta di legge-quadro per un suo adeguato riconoscimento.

Per quanto concerne la dimensione ecclesiale, le Acli si avvalgono della presenza determinante di padre Pio Parisi, che è particolarmente valorizzata nel corso della presidenza Bianchi.  Gli incontri annuali di spiritualità a Urbino sono i momenti forti di questo percorso “dalla ispirazione cristiana alla vita cristiana” nelle Acli. “Radicalità evangelica”, “conversione del cuore”, “una presenza nella politica alimentata dalla fede nella Parola di Dio”, diventano gli orientamenti interiori del movimento avviato verso una fase di rifondazione. Il congresso nazionale, che si tiene a Roma dal 4 all’8 dicembre 1991, con la grande udienza papale, sarà poi l’episodio più visibile di questa ricerca religiosa mai interrotta.

La diplomazia popolare e l’impegno per la Pace

Tra le tensioni forti di questa fase della vita delle Acli c’è anche per la “diplomazia dei popoli”. Il movimento è impegnato perché la lotta per la pace diventi cultura di pace, politica di pace. Tra le iniziative più significative quelle legate alla guerra del Golfo, seguita fin dai primi giorni della crisi nel 1990. Quella che più di tutte ebbe risonanza fu l’intervento a favore dei 70 ostaggi in Iraq che rientrarono a Roma, accompagnati dal presidente Bianchi, la sera del 28 novembre 1990. La missione a Bagdad viene dopo la grande manifestazione a Gerusalemme (“Time for peace”, dicembre 1989) e prima di Sarajevo, con la “Carovana per la pace”, nel settembre del 1991.

La nuova sfida migratoria

Tradizionalmente la questione migratoria italiana è oggetto di interesse delle Acli soprattutto per i problemi degli italiani emigrati all’estero. Ma, a partire dalla seconda metà degli anni ‘80 (con la legge n. 943 del 30 dicembre 1986), l’interesse per la presenza degli immigrati diventa centrale per le forze sindacali e politiche.

Lo shock suscitato nel nostro paese dall’omicidio del sudafricano Jerry Maslow a Villa Literno nel settembre 1989, dimostra quanto sia urgente affrontare il fenomeno migratorio. La legge Martelli (n. 39/1990) viene approvata in questo clima di preoccupazione.  In questo periodo le Acli danno vita a una serie di iniziative come la nascita del Cir (Consiglio italiano rifugiati) nel 1990, con Amnesty International, Caritas Italiana, Migrantes, Cgil, Cisl e Uil, Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche ecc. Negli anni successivi le Acli saranno in prima fila nel chiedere il riconoscimento dei diritti per gli immigrati dal diritto di voto almeno alle elezioni amministrative, al sostegno di un associazionismo misto o autonomo delle comunità straniere. Ma soprattutto le Acli promuovono la cooperativa “Maboko na Maboko” (in lingua swahili, “la mano nella mano”) che organizza immigrati di paesi diversi e mira a sviluppare la loro formazione.

Nascono Anni verdi, Fap-Acli e Solaris

Nel corso della presidenza Bianchi, vengono creati tre nuovi soggetti associativi.

Anni Verdi, costituita nel 1988, è l’associazione nazionale di protezione ambientale promossa dalle Acli per rispondere alla domanda di formazione e di informazione sui problemi dell’ambiente. Opera seguendo due direttrici: l’educazione ambientale e il rapporto tra ambiente e lavoro.

La Fap-Acli (Federazione anziani e pensionati) nasce nell’aprile 1990 con l’obiettivo di promuovere adeguate forme di rappresentanza sociale e sindacale degli anziani e dei pensionati nei confronti degli organismi pubblici e privati che operano sui problemi della previdenza, della salute, dell’assistenza, della casa, dei servizi sociali e delle attività di tempo libero.

Il Consorzio Solaris (Solidarietà e lavoro realizzano impresa sociale) nasce nel 1993 con l’obiettivo di aggregare e mettere in rete le cooperative Acli di produzione e servizi, per promuovere la cooperazione sociale e la cultura d’impresa nelle cooperative.

Il Congresso di Roma 1991 e l’abbraccio con Papa Wojtyla

Abbiamo già accennato all’importanza nella vicenda ecclesiale delle Acli dell’incontro con Giovanni Paolo II, nell’ambito del XVIII Congresso nazionale, che si svolge dal 4 all’8 dicembre 1991, nell’anno delle celebrazioni per il centenario della Rerum Novarum.

L’abbraccio con Papa Wojtyla, il 7 dicembre, è accompagnato dall’applauso interminabile dei 10 mila aclisti presenti in Sala Nervi a salutare quell’evento storico, dopo la lenta ricucitura dello “strappo” avvenuto nel 1971. Ecco cosa ha detto, tra l’altro, il Papa alle Acli in quella occasione: «La vita dei credenti in Cristo non riguarda soltanto le scelte personali dei soci, ma investe il modo di pensare e di agire di tutto il movimento.(…) Un movimento cristiano operante nel sociale non può non trovare nella difesa e nella promozione dei valori etici, in cui si rispecchia la piena verità sull’uomo, manifestatasi in Gesù Cristo, un impulso potente verso quell’impegno unitario dei cattolici che ha tanto contribuito e potrà contribuire al bene dell’Italia».

La “rifondazione” di Chianciano

Nella consapevolezza della novità e della rapidità del mutamento dei processi economici, sociali e politici in atto, viene convocato un Congresso straordinario, il XIX (Chianciano 8-11 dicembre 1993). È il momento della crisi radicale di tangentopoli e della stagione di svolta dovuta a “mani pulite”.  Nello slogan congressuale – “È già domani: con le Acli organizziamo la solidarietà” – è riassunta la preoccupazione aclista, a livello internazionale e nazionale, della ridefinizione in atto dello scenario politico.

Giovanni Bianchi nella sua relazione ricorre all’immagine biblica del primo “esodo”, quello di Abramo, e indica alle Acli una fase costituente in cui realizzare un percorso non di semplice rinnovamento, ma di vera e propria rifondazione, ricordando che nella loro storia esse si erano rifondate più volte, divenendo da “corrente sindacale cristiana”, “componente cristiana del movimento operaio”, “associazione della società civile”, “protagonista del terzo sistema”.

Ma tale rifondazione si realizzerà nel tempo essenzialmente come una rigenerazione culturale. Le Acli vedranno nella “Costituente dei cattolici democratici” l’area del loro radicamento politico.

La “scelta” per il Partito popolare di Bianchi: sale Passuello

Proprio alla fine del 1993, dopo quel Congresso straordinario, Giovanni Bianchi si dimette dalla presidenza per partecipare alla campagna elettorale del neonato Partito popolare. Nell’imminenza delle elezioni politiche, che saranno vinte dalla destra, sono però ben 23 gli esponenti aclisti, tra i quali appunto il presidente nazionale, due vicepresidenti, diversi consiglieri nazionali e dirigenti provinciali, che si candidano nelle liste del centro sinistra.

Il Consiglio nazionale del 4-5 marzo 1994 elegge nuovo presidente nazionale Franco Passuello, che a partire dagli anni Sessanta aveva ricoperto incarichi direttivi nelle diverse realtà associative acliste. Luigi Bobba, già segretario nazionale di Gioventù aclista, è nominato vicepresidente, quasi a rappresentare al vertice dell’organizzazione tutte le sensibilità culturali e generazionali.

Il nuovo patto associativo e il Forum del Terzo settore

Dirigenza e base aclista si impegnano nella definizione e nella sperimentazione di un “nuovo patto associativo”. Nella premessa al suo “manifesto”, così è riassunto nei suoi punti essenziali: “Vita cristiana e vocazione educativa; centralità e cura di ogni persona nell’associazione; valorizzazione delle soggettività maschile e femminile; riconoscimento e promozione del ruolo dei giovani e delle famiglie nella vita dell’associazione; valore della solidarietà e della partecipazione democratica; diritti della persona che lavora; collocazione delle Acli nel Terzo settore; riforma organizzativa e orizzonte internazionale”.

A proposito di collocazione, durante la presidenza Passuello, le Acli si caratterizzano sempre di più come associazioni di Terzo settore, facendosi forza trainante di una realtà molto variegata e complessa che emerge agli inizi degli anni ’90 come nuovo attore di democrazia e di economia sociale.

Nel maggio 1994, nasce il Forum del Terzo settore, la cui costituzione ufficiale sarà un processo lungo e laborioso che si concluderà il 19 giugno 1997, a Roma, presso la sede nazionale delle Acli di via Marcora. Subito dopo si sviluppano molte iniziative del non profit italiano come Banca Etica, Aster-X e Transfair.

Alla nascita del Terzo settore e alla sua crescente soggettività politica, Franco Passuello dedica un libro-intervista in cui afferma che: «Questo movimento non può essere affare dello Stato e tanto meno del mercato. Può essere solo compito della società civile. Ecco perché la riforma dello stato sociale è anche, e prima di tutto, un problema di riforma culturale e di riforma della società».

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1985-1994